Resine epossidiche: lavorazione, applicazione e utilizzi

Mille possibilità di creazione e combinazione: questo è ciò che offrono le resine epossidiche. Con questo materiale straordinario si possono creare design di tutti i generi, ma non è solo uno strumento estetico: svolge un importante ruolo in moltissimi settori di alto livello.

Come viene creata la resina epossidica? Com’è fatta effettivamente?

Scopri come lavorare e applicare la resina epossidica nell’articolo seguente.

Resine epossidiche cosa sono?

Cosa sono le resine epossidiche? Sono dei polimeri termoindurenti: in determinate condizioni di temperatura o presenza di sostanze particolari, si trasformano in materiali duri, oltre che infusibili e insolubili. In parole povere, si tratta di un materiale liquido che se esposto a un temperatura minima di 10-15°C comincia a trasformarsi in un prodotto solido.

Il prezzo di queste resine è elevato rispetto a quello delle versioni vinilesteri e poliesteri perché i tempi di reazione sono più brevi e le caratteristiche fisiche sono nettamente maggiori.

Resina epossidica bicomponente

La resina epossidica è un bicomponente, il cui formulato è generalmente formato da una resina base miscelata in seguito con un indurente (il secondo componente). L’unione, nei giusti rapporti, da vita a uno strato vetrificato lucido.

Come lavorare la resina?

Come produrre e lavorare la resina epossidica? Prima di tutto bisogna avere a disposizione i due componenti, la resina di base e l’indurente. Poi si può cominciare con la miscela.

Il rapporto che deve esserci tra i due componenti è 100:60, dove 100 sta al componente A (resina) mentre 60 coincide con quello B (indurente). Detto questo poi bisogna pensare alla quantità di resina epossidica di cui si ha bisogno e fare i conti.

Dopo il dosaggio la resina deve essere miscelata per almeno 2 o 3 minuti in maniera non regolare, poiché alla fine del processo questa deve risultare omogenea a livello molecolare. In caso contrario il rischio è di produrre una resina opaca.

Applicazione resina epossidica: solidificazione

L’applicazione della resina epossidica deve essere fatta con calma, cura e particolare attenzione alla temperatura.

Il processo di solidificazione dipende prima di tutto dal tempo di riposo, difatti la rigidità del materiale aumenta anche nei giorni seguenti alla posa. Bisogna fare attenzione alle prime 24 ore in cui è ancora morbida.

Anche la temperatura ha un suo ruolo nell’applicazione: stiamo infatti parlando di un polimero termo-indurente, dove la velocità di catalisi dipende dall’esposizione al calore (e dalla formulazione). Per velocizzare il procedimento basta tenere il materiale (già applicato) accanto a una fonte di calore.

Effetto massa

L’effetto massa si può riscontrare nelle colate particolarmente spesse (più di 1 cm) dove il calore che si crea dal legame tra le molecole A e quelle B viene disperso molto più lentamente rispetto a colate di spessori minori. In questi casi il materiale comincia a riscaldarsi accelerando la reazione, quindi non bisogna assolutamente avvicinarlo a ulteriori fonti di calore, come un termosifone.

In ogni caso è sempre meglio evitare colate di grossi spessori, poiché queste possono portare a difetti nel risultato finale, come bolle e crepe.

Colorare resina epossidica

È possibile colorare la resina epossidica? Certo! L’importante è utilizzare coloranti secchi, come terre, polveri e pigmenti, quindi assolutamente asciutti. Nel caso di colori liquidi invece la situazione si complica: per poterli utilizzare bisogna verificare la compatibilità con la resina stessa. L’aggiunta di grosse quantità di elementi incompatibili potrebbe compromettere la lucidità del materiale, nonché la sua meccanica.

Resina epossidica utilizzo

La resina epossidica è un prodotto particolarmente piacevole dal punto di vista estetico ma non solo: è un materiale isolante, resistente dal punto di vista chimico-meccanico e facilmente combinabile con tessuti rinforzati, come carbonio o fibre di vetro.

Per questi motivi viene utilizzata in molti settori: quello decorativo e civile, quello nautico e aereo-spaziale, quello alimentare e farmaceutico, quello edile e anche quello elettrico.

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